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C’è una citazione del grande poeta mistico persiano Gialal al Din Rumi del 1200, fondatore della confraternita sufi dei “dervisci rotanti”,(quei danzatori che con le loro gonne bianche entrano in trance ballando per ore), che recita: “Al di là dei concetti di azione giusta o sbagliata, esiste un campo. Io vi aspetto in quel luogo.”

Sono interessata a quel campo, m’interessa la libertà di quello spazio aperto, voglio respirare ossigeno.
In esso non c’è paura, vergogna, senso di colpa, rabbia, ingiustizia,  ci si apre semplicemente in tutta la sua ampiezza di fronte, generando la possibilità di ciò che siamo in grado di creare .

Ti faccio un esempio: io cosa creo? Creo articoli, libri, ho creato abiti, quadri,tessuti, vasi, piatti, musica, etc. Questi sono i miei “nomi”, non so i tuoi, ma plasmo l’intenzione di vivere nell’incrocio tra cuore, mente e mestiere.

Per quanto ti affretti a dire: “Certo, vorrei essere felice”, trovo che invece tendiamo ad aggrapparci al dolore, che abitiamo nel vittimismo e che siamo scoraggiati e non osiamo andare nel campo di Rumi composto dalla libertà.

La sofferenza diventa in molti casi, il nostro normale vivere.

Ti propongo un altro paradigma che ha a che fare con il presente: come facciamo a uscire e andare, di là dal giusto o sbagliato, aprire le braccia e l’anima in quel luogo aperto alla libertà?

Abbiamo bloccato il flusso di quella libertà che è a nostra disposizione, dicendo no al posto dei si e il motivo è perché abbiamo paura.   Abbiamo punti ciechi, non possiamo credere nel nostro potere, preferiamo restare piccoli e paurosi, mi chiedo e ti chiedo perché … perché … perché?

E’ difficile avere la risposta, non è vero?

Io penso che abbia a che fare con una sorta di saldo per dire di no.  “Vedi, il mondo mi ha ferito, vedi cosa succede quando ci provo?” ,ti sei già dato la zappa sui piedi da solo, con il vedi-vedi. Noi scegliamo il nostro mondo di dolore in modo da poter andare a braccetto con il vittimismo, così possiamo sentirci a posto e “giusti”.

Al di fuori del diritto di fare, cosa c’è? Il momento presente. Che cosa vuol dire vivere nel presente?

Ne sentiamo parlare tutto il tempo, in farmacia, online, in tv ,ovunque etc. ma cosa vuol dire impegnarsi a esiliare quei pensieri sul passato e il futuro che ci portano fuori dal presente, momento per momento, non importa che cosa stiamo facendo?

Secondo me c’è una domanda da porsi: che cosa posso creare?

Posso creare il mio momento con l’intenzione di essere schiavo, vittima, oppure con quella di essere libero, per correre o semplicemente passeggiare tranquillamente nel campo di Rumi ed essere esattamente chi sono.

 

Autore dell’articolo:Adry.W

Tutti i diritti riservati

 




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