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Abbiamo tutti bisogno di mangiare, ma ciò che mangiamo e quanto, varia enormemente.

Usiamo il cibo, senza saperlo, come un sostituto dell’amore, come un modo per conquistarlo, per soddisfare il desiderio, come mezzo di punizione attraverso la privazione o come ricompensa.

Nelle centinaia di magazine e riviste che vengono proposte specialmente a noi donne, off e on-line, ancor  di più in questo periodo antecedente l’estate, migliaia di parole vengono spese sulla dieta, ricette per diminuire quei chili di troppo, la cellulite, le maniglie dell’amore, i glutei e chi più ne ha più ne metta, ci inculcano a guardare cosa c’è nel frigo e non solo per noi, anche per i figli, il marito , che cosa fa la diva del momento per mantenersi in forma  e cosa ingerisce, in altre parole, il cibo è un problema.

Se ci pensi non è affatto sorprendente. Fin dall’inizio siamo concentrati sul nutrirci, piangiamo quando i nostri stomaci sono vuoti, nei  primi mesi di vita siamo ricompensati con latte caldo, che provenga da un seno o da un biberon non importa, la voce rassicurante della mamma ci rasserena oltre al latte.

I nostri bisogni sono estremamente basici, vogliamo cibo, vestiti asciutti, un posto caldo per dormire, un montagna  di amore, e alcuni volti amichevoli da guardare.

In questa prima fase non vi è separazione tra alimento, madre e amore, tutti sono compenetrati allo stesso tempo, e tutti fanno la stessa cosa,  ci fanno sentire bene … quando invecchiamo queste esigenze non cambiano di molto, semplicemente diventano più grandi.

Con il passare del tempo però, il cibo e l’amore iniziano a  separarsi: il primo non proviene più da una madre, quindi non c’è amore materno e viene utilizzato al posto di questo amore.

Le mamme, e parlo delle nostre fantastiche mamme italiane, ci fanno sentire in colpa se non ci piacciono i loro manicaretti cucinati con amore, ci hanno mandato a letto senza cena, come peggior castigo, e ditemi chi non c’è passato quando era bimbo, oppure i genitori sono assenti perché al lavoro e i bambini vengono  placati e viziati… tramite l’alimento dai nonni.

Per esempio, mi ricordo: sono stata (mio malgrado), in collegio a partire dall’età di undici anni. Tutti aspettavamo con ansia che arrivassero  i pacchi inviati da casa con una quantità di leccornie, era come una  ulteriore dimostrazione che  i nostri genitori ci amavano pur essendo lontani.

Noi usiamo il cibo più o meno allo stesso modo più in là negli anni, dando una scatola di cioccolatini in segno di affetto, come a San Valentino, o per placare il nostro senso di colpa per non essere andati a visitare un parente anziano, ma sappiamo bene che i dolci cariano i denti, ingrassano, e riducono il sistema immunitario.

Le nostre abitudini alimentari e il rapporto con il cibo indicano che nesso abbiamo con noi stessi e in quale misura le nostre esigenze di nutrimento sono rispettate.

Se ti senti trascurata/o emotivamente ti rivolgi al cibo per  rilassarti? E in che misura il tuo sistema digestivo riflette questo rapporto?

 

Ti auguro una  splendida settimana.

 

Autore dell’articolo:Adry.W

Tutti i diritti riservati

 

 

 

 

 




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