Storie di vita

Dedicato a Marco Simoncelli da un “collega” dell’incomprensibile…

Incomprensibile è quella sensazione che nasce dal momento in cui abbandoni casa per recarti in autodromo il giovedì sera. Sai esattamente che dal momento in cui ti lascerai alle spalle la porta di casa entrerai in un mondo conosciuto da pochi eletti. Tutto quello che fai si trasforma in qualcosa di unico e particolare, come se ogni più piccolo gesto venisse amplificato all’ennesima potenza dalla domenica che verrà, il giorno della gara.

Incomprensibile è lo stato cerebrale che porta un pilota a giocare con il destino. Ogni persona, prima o poi nella vita, si ritrova a percorrere percorsi ancestrali che appaiono lungo il proprio cammino solo in determinate condizioni cosiddette “estreme” e che non sono legate necessariamente al rischio o all’incoscienza. Ecco, tutti i piloti che corrono in moto, imboccano questo sentiero più o meno per almeno tre giorni alla settimana. Personalmente ho sempre associato la velocità come un mezzo per fuggire dai problemi quotidiani, dallo stress della routine quotidiana, ma ben presto mi accorsi che correre in moto sarebbe significato per me riscoprire quelli che sono i primordiali istinti di sopravvivenza. Essere un pilota di moto significa mettere a dura prova in pista, le emozioni fondamentali della vita: la gioia, la rabbia, lo sconforto, le lacrime, le grida di euforia. Tutto questo dentro ad un casco, dentro ad una tuta che ti fa perdere 2 litri e mezzo d’acqua a gran premio e con due ruote che poggiano con un impronta a terra grande come un fazzolettino di carta.  Continua a leggere