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La crisi che ha colpito l’intera struttura economica dei paesi occidentali non sembra avere lasciato indenne la nazione che per storia e tradizione era, sino a pochi anni orsono, quella in possesso della più grande capacità industriale al mondo: gli Stati Uniti d’America. E’ questa, in prima battuta, la chiave di lettura dell’ultimo dato ufficiale sulla produzione industriale USA, consultabile in maniera particolareggiata sul sito della Federal Reserve di Washington.  Infatti, nello scorso mese di febbraio, non è stata registrata alcuna variazione dell’indicatore “G 17”, quello che nel sistema di analisi americano indica l’“Industrial Production and Capacity Utilization”, cioè la produzione industriale e la capacità di utilizzo degli impianti.

Un dato non pronosticato

La “crescita zero” della produzione industriale USA ha lasciato sorpresi, in primo luogo, tutti gli analisti economici americani che, dopo l’ottimo risultato del mese di gennaio (aumento dello 0,4%) si attendeva una crescita simile anche nel mese di febbraio. L’ottimismo era giustificato dal fatto che l’intero comparto industriale dell’economia USA, oggetto di pesanti ristrutturazioni in chiave riduttiva nel corso dell’anno precedente, aveva assunto una fisionomia che si credeva ne massimizzasse l’efficienza al fine di affrontare meglio le sfide commerciali future. Da questo punto di vista, la delusione è stata rilevante e, nello stesso tempo, ha gettato anche un’ombra di dubbio sulla capacità dell’economia americana di valutare e analizzare i fenomeni economici che avvengono al proprio interno.

Lettura pessimistica

In seguito alla pubblicazione della notizia si sono sollevate da subito, come peraltro era lecito attendersi, le voci più critiche di coloro i quali ritengono che l’intera economia USA stia pericolosamente danzando sull’orlo del baratro. In tale ottica, questo dato di crescita zero del comparto industriale non è altro che un passo in più verso quella fase di recessione che sta oramai bussando alle porte di quella, che sino a pochi anni orsono, era la più grande e ricca economia occidentale. Peraltro, in un sistema economico complesso come quello americano, il buon o il cattivo andamento di un comparto d’importanza basilare, come quello dell’industria non può che riflettersi proporzionalmente anche sugli altri settori (come ad esempio quello terziario, finanziario o export). In tal quadro, il campanello d’allarme rappresentato dalla crescita zero del settore industriale suona anche per quelle parti importanti dell’economia USA che si stavano riprendendo, con moltissimi sforzi, dalla crisi economica innescata dallo scoppio della bolla immobiliare negli ultimi mesi del 2007.

Cauto ottimismo

Tuttavia, vi sono anche degli analisti economici che guardano al dato industriale americano in un modo cautamente ottimistico. Questa scuola di pensiero parte dalla constatazione, oggettiva, che una crescita zero non rappresenta di per sé un valore negativo, ma solamente una conferma del trend maturato nei mesi precedenti, che era comunque positivo (a gennaio, secondo la fonte della Federal Reserv si registrò infatti un +0,4% rispetto a dicembre 2011). In tale ottica, considerando soprattutto le condizioni di recessione che affliggono l’intero sistema industriale dei paesi occidentali, il dato in argomento rappresenta perciò la testimonianza di una sostanziale tenuta, in termini di fatturato della produzione industriale USA.

Autore dell’articolo: il team di articoliinvendita.net
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