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L’Inghilterra da qualche anno è letteralmente invasa, calcisticamente parlando, dagli italiani e dal loro stile. Nell’ultimo decennio il calcio inglese è molto migliorato e la Premier League è diventato uno dei campionati più seguiti al mondo. Tuttavia, negli ultimi anni in Inghilterra sta mettendo radici lo stile italiano. I primi ad emigrare con successo furono nel 1996 Gianfranco Zola e Gianluca Vialli che approdati al Chelsea, entrarono immediatamente nel cuore dei tifosi.

Da allora sono stati 53 i giocatori italiani che hanno scelto di giocare in Premier. Con il senno di poi possiamo dire che quest’ondata di giocatori è stata una sorta di passaggio di consegne tra la Serie A, che negli anni 90’ veniva considerato come il campionato più bello del mondo, e la Premier League che lo sarebbe diventato nel decennio successivo, insieme alla Liga. Vialli fu addirittura l’unico player manager italiano, ovvero allenatore giocatore. Con Vialli si apri’ di fatto la serie degli allenatori italiani in terra britannica che toccò il suo apice con l’avvento di Fabio Capello sulla panchina della nazionale. A livello di club il primo allenatore italiano a vincere qualcosa di importante è stato Carlo Ancelotti che nel 2009 vinse il campionato guidando il Chelsea. Il trend degli allenatori italiani in Premier ha raggiunto l’apogeo nella stagione che si è appena conclusa. Due tecnici italiani hanno vinto le due maggiori competizioni, il campionato e la Champions League. Infatti, Roberto Mancini sulla panchina del Manchester City ha portato a casa la sua prima Premier League, mentre Di Matteo con il Chelsea è stato il primo allenatore italiano a vincere la coppa dei campioni con una squadra straniera.

Se a questi due trionfi, aggiungiamo l’eliminazione dagli Europei, possiamo dire che il calcio italiano sta diventando un amico – nemico di quello inglese. In terra britannica l’ennesima sconfitta ha aperto un dibattito sulla poca brillantezza della nazionale. In tutta la sua storia i Tre Leoni hanno vinto soltanto un mondiale, quello del 1966 disputato in casa e per di più macchiato dal gol fantasma di Hurst che permise cosi’ di sconfiggere la Germania in finale. Oltre a questa vittoria il buio. Un profondo buio che è stato interrotto da piccoli e sporadici bagliori. Il caso anche questa volta ha voluto che i migliori piazzamenti dell’inghilterra in terra straniera siano giunti in Italia. Il terzo posto agli Europei del ‘68 e il quarto posto ai mondiali del ’90 sono dunque il massimo che gli inglesi hanno fatto, oltre al raggiungimento della semifinale all’Europeo del ’96 giocato però in casa.

Adesso la federazione inglese dovrà chiedersi come possono gli inventori del calcio ridursi ad avere una nazionale cosi piccola. E’ paradossale che un campionato importantissimo come lo è quello inglese, non sforni una nazionale che sia in grado di poter quantomeno competere con le migliori selezioni del mondo. E’ vero che ci sono tanti stranieri che militano nella Premier League, ma la maggior parte dei calciatori sono inglesi. La federazione per dare lustro alla sua nazionale deve svolgere un imponente lavoro sulle giovanili come lo ha fatto e lo sta facendo la Germania che in questi ultimi Europei ha messo in campo la nazionale più giovane e sicuramente una delle migliori cinque al mondo.

Autore dell’articolo: Francesco Marotta | Tutti i diritti riservati

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