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Web writer, blogger, due facce della stessa medaglia. Sia l’una che l’altra figura professionale hanno in comune l’attitudine, il piacere di scrivere, redigere articoli, rintracciare notizie e divulgarle, tutte qualità indispensabili per svolgere tale lavoro. Tuttavia, a differenza di un tempo, mai ci saremmo imbattuti in tali profili professionali se nel frattempo una tale attività non fosse stata contestualizzata all’interno della rete di Internet.

Possiamo dunque immaginare il webwriter alla stregua di chiunque scriva e di chi lo fa professionalmente, sia esso giornalista o meno, utilizzando come mezzo la carta stampata? Sicuramente si, eppure, con buona pace dei giornalisti dei giornali cartacei che troppo spesso di fronte ai webwriter e dal confronto con quest’ultimi soffrono di una malcelata poco gradita accomunanza, oggi il webwriter rispetto al classico giornalista gode di tanti vantaggi in più e, in un mondo che si evolve passando sempre di più dalla rete, le prospettive future guardano alla figura del webwriter come al vero favorito nella sfida che si terrà nei prossimi anni, il motivo è semplice, solo a lui sono dati strumenti che ad altri non è possibile offrire,visto che tale professionista non solo ha la possibilità di redigere il pezzo secondo le proprie doti di preparazione e di professionalità, ma al contempo scrivere per il web offre la possibilità di inserire parole chiavi che consentono l’individuazione di un argomento, la rete offre il vantaggio di essere ben posizionati nei motori di ricerca, di inserire collegamenti ipertestuali, i più noti link, che se ben collocati consentono al lettore di collegare argomenti guidati ed in un certo modo pilotati dallo stesso autore.

Preparazione e professionalità, doti essenziali per un web writer

Ma se qualcuno pensa che tanto basta per rendere semplice il lavoro del webwriter, senza che questi detenga quelle doti che lo facciano emergere dalla massa, si sbaglia. Al webwriter, alla stregua di qualunque altro si cimenti nella scrittura e nella comunicazione in generale, sono richieste quelle doti basilari che orientino il lettore, lo conducano verso i propri articoli, in una sorta di  fidelizzazione destinata a durare a lungo nel tempo, alla stregua di quanto si farebbe con qualsiasi altro professionista.

Resta la prima distinzione che si faceva a proposito delle due figure tanto in auge in questo periodo, quella di blogger e di webwriter. Poichè si diceva che entrambi rappresentano le due facce della stessa medaglia, così si potrebbe dire che, mentre l’attività del blogger, di fatto sembra calzare al meglio l’  Art. 21 della Costituzione, quando afferma che:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili…

Il blogger redige una sorta di diario perpetuo, aggiornato secondo le proprie esigenze e i propri impegni, mentre il webwriter esercita gli stessi diritti in maniera professionale, solitamente perché assume generalmente un impegno nei confronti di una testata o di un sito on line e ne cura la stesura degli articoli.

Ultimamente però la stessa figura del blogger sta vivendo una storica trasformazione, sul modello d’Oltreoceano, infatti, il blogger non limita più il suo lavoro in un ambito meramente ricreativo, ma con lo stesso entusiasmo oggi offre le proprie competenze a chi gli affida uno spazio, solitamente un blog, spesso del tutto autogestito, spesso di proprietà di terzi con i quali assume l’onere di aggiornarlo quotidianamente con contenuti sempre diversi, di cui detenga i diritti di autore. Ne deriva che, sempre prendendo spunto da quanto sta già da tempo accadendo anche in America, sia il webwriter che il blogger, finiranno per diventare un’unica figura professionale distinguibili soltanto da quegli incarichi che assumeranno di volta in volta.

Il futuro per questi professionisti, a dispetto delle Cassandre che annunciano “sciagure” per tutti coloro si occupano di comunicazione, potrebbe essere invece foriero di grandi opportunità, il modello yankee ce lo sta già insegnando. Ma ad una condizione. Quella che vuole eliminata la crosta che talora ha ricoperto quest’attività, fatta di scarso impegno, scarso convincimento della reale utilità di questa professione, tutte condizioni  che si sono riverberate sulla qualità dei contenuti e relativa commisurazione economica del lavoro svolto. L’imperativo categorico invece è quello che ci si specializzi, si studino strategie e opportunità e soprattutto si allarghino le conoscenze, in una parola si badi alla cultura e sempre di più alla specializzazione di chi, alla stregua di chiunque altro voglia far conoscere le proprie competenze, lo faccia con quella professionalità che è richiesta solo ai bravi professionisti.

Giuliano Marchese
Questo articolo è protetto dai diritti d’autore.

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